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DEDICATO AGLI STUDENTI CHE NEGLI ANNI A SEGUIRE STUDIERANNO QUESTI ARGOMENTI AFFINCHE’ ASSUMANO UNA CAPACITA’ CRITICA E DI RAGIONAMENTO e SOPRATTUTTO DI REVISIONISMO
13 Settembre 2020Il 12 settembre 1943, Mussolini, tenuto prigioniero al Gran Sasso, fu liberato dall’ azione militare dei soldati tedeschi senza alcuna reazione del corpo di guardia. Nessuno degli agenti di custodia sparò un colpo.
La propaganda nazista – con cineoperatori al seguito che ripresero la scena della liberazione in ogni frangente – diffuse però una versione della liberazione inneggiando all’eroica impresa dei loro paracadutisti. In onore a coloro che affronteranno negli anni a venire nei banchi di scuola questo argomento, si deve necessariamente alzare la mano e porre l’attenzione degli studenti su un’altra versione perché questa è una storia tutta da riscrivere.
Tanto per iniziare:
Chi potrà mai credere che il tenente dei carabinieri Alberto Faiola, il comandante del corpo di guardia a Campo Imperatore, in quei gior¬ni di settembre del 1943 in cui Mussolini era prigioniero al Gran Sasso, abbia invitato un certo Alfonso Nisi insieme ad altri due amici? Chi mai crederà che Alfonso Nisi giocò a carte con il Duce, alloggiò nello stesso albergo per diversi giorni e addirittura predisse allo stesso Mussolini la sua liberazione da parte dei tedeschi?Son sicuro che il lettore che leggerà queste prime pagine vorrà an¬dare subito al sodo, e quindi vorrà avere un’immediata risposta su tal Alfonso Nisi.
Sono poi più che certo che qualche storico, sostenitore della brillantezza della “Operazione Quercia”, e della perfezione dell’impresa militare, tra cui il totale recupero da parte dei paracadutisti tedeschi di armi, munizioni e di tutte le strumentazioni di bordo presenti negli alianti, manifesterà immediate perplessità. Si chiederà infatti, sbirciando sommariamente qualche pagina, come sia stato mai possibile che Quinto Cortellini, un pastorello abruzzese di tredici anni, si fosse appropriato delle munizioni e di tutto l’armamentario che era a bordo degli alianti.
Inoltre, guardando qualche immagine presente nel libro, salta all’occhio una comprovata documentazione capace di rivelare un ulteriore lato nascosto: a soli trenta minuti di marcia, c’era un altro rifugio, il “Duca degli Abruzzi”, ancor più strategico e affidabile, il quale era addirittura in uso all’Aeronautica Militare.
Per non parlare di un’altra soluzione che non è stata per nulla presa in considerazione: “C’era la possibilità di intraprendere la via di fuga verso il versante Teramano. Proprio al riguardo, c’erano persino delle persone, in grado di portare Mussolini verso luoghi sicuri”.
Però, la novità più convincente nel senso di una testimonianza diretta, personale e pienamente attendibile è stata quella del novantenne Nelio Pannuti, il quale mi rilasciò una dichiarazione scritta a proposito di Mussolini al Gran Sasso. Pannuti era un carabiniere allora ventenne che nel settembre 1943 prestava servizio al Gran Sasso. Lui era proprio l’agente addetto alla sorveglianza personale di Mussolini.
Sempre in tema di novità: come non parlare delle ultime rivelazioni, grazie alla recente pubblicazione del memoriale (redatto però nel lontano 1944) di Fernando Soleti, il generale italiano che fu portato come ostaggio dai tedeschi a Campo Imperatore.
Proprio grazie alla contraddittoria testimonianza del generale Soleti or pubblicata, si concretizza la verità storica sempre tenuta nascosta: “La complicità del Governo Badoglio nella consegna di Mussolini ai tedeschi”.
La riprova di quanto affermato risiede in una testimonianza che passò del tutto inosservata. Karl Radl, l’aiutante di Skorzeny, terminata la guerra emigrò in Argentina e nel 1954 pubblicò le sue memorie in lingua spagnola nel libro Yo rescate a Mussolini. Raccontò una versione nei dettagli degli avvenimenti inerenti all’operazione Quercia, e nel resoconto degli avvenimenti si contrappose sia alla versione di Soleti,sia a quella del finto eroe della liberazione di Mussolini al Gran Sasso : “ Il tenente Skorzeny” .
Anteprima editoriale di Vincenzo Di Michele con il nuovo libro : Alla ricerca dei dispersi in guerra
22 Maggio 2020
Commenta l’autore del libro: “Nel ricordo delle migliaia e migliaia di soldati caduti in guerra, non c’è solo la mia storia, ma quella di tante altre famiglie.
Nessuno vorrebbe più ricordare, ma a volte, nonostante siano trascorsi più di settant’anni, il desiderio di verità è più che mai indomo laddove ci sono ancora molte persone mosse da rancori ancora vivi che vogliono raccontare quel qualcosa che hanno sempre tenuto nascosto” .
Dal fronte greco a El Alamein fino al fronte russo, rancori ancora vivi nelle pagine di un racconto storico dove si narrano le problematiche dei familiari nella ricerca dei propri Cari dispersi in guerra.
E ancora: da Suzdal a Tambov, da Mičurinsk a Nekrilovo, da Oranki a Krinovaja, fino ai campi di prigionia nelle regioni del Kazakistan e Uzbekistan, vengono descritte attraverso le testimonianze dei reduci, le sofferenza patite dai prigionieri italiani nei lager sovietici.
Il libro Io prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele, editore Gedi, finalista al Premio Fiuggi storia 2019
20 Dicembre 2019
a cerimonia che decreterà i vincitori Del Premio FIUGGI STORIA 2019 si terrà presso la Biblioteca della Camera dei Deputati – Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto a Roma,. Nella medesima sezione concorrono altri cinque studiosi, scrittori e storici di fama nazionale e internazionale come Mirella Serri (Gli Irriducibili, Longanesi), Stefania Auci (La saga dei Florio, Nord), Vincenzo Di Michele (Io, prigioniero in Russia, (Gedi), Anna Maria Mori e Nelida Milani (Bora, Marsilio), Valentina Sommella (Un console in trincea, Rubbettino). Tra gli altri finalisti selezionate figure di spicco in campo internazionale come Luciano Canfora, Elena Aga Rossi, Alfio Caruso, Lucio Villari, Adriano Sofri ed altri. Oltre 100 le opere inviate circa 25 quelle giunte in finale nelle varie sezioni, indicate da case editrici, comitato di lettori e vincitori delle passate edizioni.
Il Libro “ Io prigioniero in Russia “ è stato inserito nella “biblioteca degli alpini” ed è acquistabile a Euro 7,90 in allegato ai quotidiani del gruppo GEDI
6 Maggio 2019
Saranno più di 500.00 gli alpini che sfileranno domenica 12 maggio a Milano, in occasione del centenario della fondazione del loro glorioso corpo d’armata. Cento anni di storia, di sconfitte e vittorie, di gioie e sofferenze e soprattutto nell’impegno sociale per la comunità a cominciare dalla ricostruzione della città de L’ Aquila, tanto per citarne una tra le tante.
Romanzi, diari, memorie e biografie per ricordare lastoria deglialpinie nei libri che hanno scritto le loro imprese, come non ricordare alcune opere letterarie di grande rilevanza storica : “ Centomila Gavette di Ghiaccio “ di Giulio Bedeschi; “ Quota Albania” di Mario Rigoni Stern; “ Cristo con gli alpini” di Don Carlo Gnocchi e proprio nella settimana dell’adunata nazionale a Milano sarà presente “ Io prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele con la storia di un giovane alpino di vent’anni mandato a combattere in prima linea sul fronte russo e che fu fatto prigioniero. Commenta lo storico Di Michele “ Dal campo di concentramento di Tambov all’ospedale di Bravoja, fino ai campi di lavoro del cotone di Taškent in Kazakistan, è riassunta la sofferenza di questo giovane alpino e di migliaia di altri prigionieri” .
Le storie delle penne nere non tramonteranno mai – conclude Di Michele- perché il corpo degli alpini ha qualcosa di più, perché ti entrano dentro e “ di padre in figlio “ si tramandano nel tempo.
Tutte queste opere letterarie sono state inserite “ nella biblioteca degli alpini “ una collana curata dal Gruppo Gedi e sono acquistabili al prezzo di Euro 7,90, in allegato ai seguenti quotidiani: La Repubblica; La Stampa; Il Secolo XIX; Il Tirreno; La Tribuna di Treviso; Il Mattino di Padova; Il Messaggero Veneto; La Nuova Ferrara; La Gazzetta di Reggio; La Provincia Pavese; La Gazzetta di Mantova; Il Corriere delle Alpi; La nuova di Venezia e Mestre; La Sentinella del Canavese

L’ 11 aprile ore 18,30 allo “Sporting Club Due Ponti” di Roma è stato presentato il Libro Animali in guerra Vittime Innocenti di Vincenzo Di Michele
17 Aprile 2019Vincenzo Di Michele con la sua ultima opera “ Animali in guerra, vittime innocenti” ha raccontato delle scomode verità storiche su queste bestie innocenti trascinate a forza in una guerra non loro.
Con lettere e testimonianze dei soldati al fronte sono state narrate le storie dei cani, cavalli, muli, gatti, piccioni e asini, veri e propri eroi capaci di perdere la vita a causa del legame ai loro amici che credevano fedeli: “ gli stessi uomini che li conducevano sui campi di battaglia”.
L’evento è stato accessibile ai non udenti con Servizio di traduzione dell’Accademia Sordi di Laura Santarelli.
Sono intervenuti Massimo Perla il dog trainer del Commissario Rex, il quale ha raccontato delle sue produzioni cinematografiche, e degli aneddoti in scena con le star nazionali e internazionali del cinema. Pino Capua Presidente Antidoping del Ministero della Salute e Federcalcio ha illustrato ai presenti le possibile conseguenze in merito alla somministrazione di sostanze dopanti agli animali. Di meritevole interesse è stato l’intervento della Docente universitaria Arianna Pacchiarotti sull’argomento contenuto nel libro circa gli incroci tra gli animali di diversa specie e tra uomini e scimmia. La lettura dei Brani è stata effettuata dal dodicenne Teo Achille Caprio attore protagonista nella serie televisiva “ I medici “
A fare da sfondo e protagonisti della serata; Aquile falchi e grifoni dove Maurizio Alessandrini dei “ falconieri romani” ha mostrato ai presenti la dinamica dell’ utilizzo in guerra dei rapaci in guerra per intercettare i colombi porta ordini dell’esercito nemico.
11 aprile 2019 ore 18,30 presentazione del libro” Animali in guerra Vittime innocenti” al Due Ponti Sporting club
21 Marzo 2019Per non dimenticare il cuore , il sacrificio e le ingiustizie subite da tutti gli animali
I soldati, nella corsa spietata verso il fronte, frustavano e bastonavano gli umili quattrozampe e come se non bastasse li punzecchiavano con la baionetta. I cavalli con la lingua penzoloni annaspavano nel traino di carri ponderosi e i muli, caricati sulla soma a più non posso, allargavano le loro froge e sprofondavano nel fango.
Sul fronte aereo i colombi, consegnando ordini e contrordini, venivano uccisi dai cecchini dell’esercito nemico mentre sui campi di battaglia i cani si infilavano sotto i cingoli dei carrarmati nemici e saltavano in aria a causa dell’esplosivo che avevano indosso. Gli orsi, usati come cavie per il collaudo dei sedili degli aerei, erano scaraventati in volo mentre i gatti, imbottiti di ordigni, venivano lanciati sulle navi.
Persino le mandrie di buoi furono impiegate come animali kamikaze: correvano sui campi cosparsi di mine per farle esplodere.
E poi le sperimentazioni messe in atto per la creazione di esseri ibridi attraverso incroci tra zebre e cavalli, alci e buoi, bisonti e mucche, topi e criceti, lepri e conigli e addirittura fra l’uomo e la scimmia per generare un esercito di esseri invincibili.
Tutti questi animali innocenti, compresi quelli uccisi con selvaggia crudeltà nei mattatoi, vennero trascinati a forza in una guerra che non gli apparteneva e non ebbero alcuna scelta se non quella di obbedire al vile egoismo umano.
